Ero in una stanza piena di gente, di amici, o forse, in realtà semplici conoscenti. Ero in un angolo con il bicchiere in mano e il sorriso stampato sul viso. Tutti erano ai loro posti, tutti sapevano essere se stessi, e io?

Io ho iniziato a sentire il cuore battere forte – un martello pneumatico che mi avrebbe potuto spaccare il petto. Ho iniziato a respirare – inspira, espira, ispira, espira – ma l’aria non arrivava ai polmoni: boccheggiavo.

Ho chiuso gli occhi per fuggire, li ho riaperti: la stanza si stava rimpicciolendo, le facce delle persone erano diventate delle orribili maschere minacciose. Le gambe stavano per cedermi: ho dovuto cercare una sedia. La testa girava, o forse era la stanza che ruotava intorno a me.Ho dovuto poggiare il bicchiere, perché le mani mi tremavano come se stessi congelando, ma in realtà sudavo.

“Ecco: sto morendo!” ho pensato.

Il mito: chi è il dio Pan?

Il sostantivo panico deriva dal dio Pan, una divinità greca, un satiro: mezzo uomo, mezzo capra, figlio della ninfa Driope e del dio Ermes. Pan, sessuale e istintivo, ama uomini e donne senza distinzione. Fortemente legato alla potenza della natura, selvaggio e indomabile, vive nei boschi e trascorre le sue giornate alla ricerca di ninfe da possedere: cambiando aspetto, camuffandosi, le assale all’improvviso, e poi scappa via, abbandonandole nell’ansia e nella paura di poterlo incontrare ancora.

Dal mito alla realtà: l’attacco di panico è un’aggressione alle spalle

L’incontro con il dio Pan non si dimentica, lascia il segno, proprio come un attacco di panico: improvvisamente il battito cardiaco accelera, manca l’aria, arriva il tremore e la sudorazione, si ha l’impressione di morire, si teme di impazzire, si perde totalmente il controllo di sé. Queste sensazioni non durano a lungo – raramente superano la mezz’ora – ma rimangono ben scolpite nella memoria.

Quelli che hanno vissuto un attacco di panico, almeno una volta nella vita, sanno cosa vuol dire sentirsi indifesi, anche se non c’è un reale pericolo.

L’attacco di panico è un’aggressione alle spalle che arriva apparentemente senza un motivo, infatti la paura può assalire in qualunque momento: per strada, tra le mura di casa, a lavoro.

Quando si diventa ninfe?

L’imprevedibilità e l’assenza di cause apparenti rendono l’attacco di panico così inquietante e spaventoso. È un’esplosione, una perdita totale del controllo di sé; ed è proprio dal controllo che si deve partire per capire cos’è il panico e perché arriva in un determinata fase della vita.

Tale esperienza è vissuta maggiormente da persone che tendono a mantenere sotto silenzio emozioni e sentimenti: chiuse in un dover essere che non permette di esprimere la propria natura e la propria creatività.

Le giornate si ripetono sempre uguali, identiche – casa, lavoro, palestra, qualche cena con gli amici; scuola, università, biblioteca e di nuovo casa – ma poi un giorno ci si imbatte nel dio Pan e tutto cambia.

L’inutile fuga dal dio Pan

L’incontro con Pan ci modifica:spesso, istintivamente, per difesa e spirito di autoconservazione, si mutano le abitudini e gli atteggiamenti. Si tende ad evitare determinati luoghi, si ricerca sempre più la solitudine per il timore di mostrarsi deboli e vulnerabili; ci si sottrae alle occasioni nelle quali si potrebbe essere aggrediti da quella paura inspiegabile e incontrollabile. Ma come il dio Pan sapeva mascherarsi, così l’attacco di panico può arrivare anche nel posto che si considera più sicuro.

Fuggire o nascondersi è inutile: bisogna cercare di capire da dove viene questa paura e perché si è presentata proprio in quello specifico momento della vita. Si deve dare un appuntamento al dio Pan per provare a conoscerlo, a parlarci.

Guardare negli occhi il dio Pan: parlare con la propria paura

Per evitare di essere aggrediti alle spalle ci si deve voltare, guardare negli occhi Pan e iniziare a parlare con lui.

Spesso il primo attacco di panico avviene in una fase di cambiamento e forte stress, infatti esso è un segnale, un campanello d’allarme: qualcosa nella vita non sta andando per il verso giusto, non si è felici o soddisfatti.

È inutile e dannoso ignorare il dio Pan: lui è lì per far vedere ciò che si sta nascondendo a se stessi. Il panico non viene dal mondo esterno: sono i desideri, i bisogni, l’emozioni e i sentimenti, che cercano un modo per esprimersi, una vita di fuga.

Solo imparando a conoscere veramente la propria interiorità, facendo cadere la maschera e spogliandosi degli abiti troppo stetti che altri ci hanno costretto a indossare, ci si può liberare dalla paura. Bisogna ascoltare il dio Pan, parlarci e capire cosa sta cercando di dire.