L’ansia da scuola sta diventando sempre più comune tra gli adolescenti, e non si tratta solo di qualche farfalla nello stomaco prima di un’interrogazione. Ci sono ragazzi che ogni mattina si svegliano con il mal di pancia, che trovano ogni scusa possibile per non andare in classe, che si chiudono in se stessi evitando i compagni. E intanto i voti precipitano. Quando l’ansia comincia a condizionare così tanto la vita di un ragazzo, il sostegno psicologico diventa davvero indispensabile.
Secondo l’indagine HBSC 2022 condotta dall’Istituto Superiore di Sanità su oltre 89mila studenti, circa il 60% degli adolescenti tra gli 11 e i 15 anni si sente molto o abbastanza stressato dagli impegni scolastici, con picchi che arrivano all’80% tra le ragazze quindicenni. I dati mostrano che questo fenomeno è aumentato negli ultimi anni, soprattutto dopo il periodo di didattica a distanza che ha modificato profondamente le abitudini di studio e socializzazione dei giovani.
Quando la scuola diventa fonte di malessere
L’ansia scolastica si presenta con manifestazioni diverse a seconda dell’età e della personalità del ragazzo. Alcuni adolescenti sviluppano vere e proprie reazioni fisiche: tachicardia, sudorazione, nausea o cefalea che compaiono regolarmente prima di andare a scuola. Altri mostrano cambiamenti nel comportamento, diventando irritabili, chiusi o eccessivamente perfezionisti nello studio.
La paura del giudizio dei compagni è tra le cause più frequenti. A quell’età l’identità è ancora tutta da costruire e quello che pensano gli altri conta moltissimo. Per un ragazzo con ansia sociale, alzare la mano in classe, andare alla lavagna o lavorare in gruppo può diventare un incubo.
Le aspettative eccessive, sia personali che familiari, alimentano ulteriormente il problema. Molti ragazzi sviluppano la convinzione di dover essere sempre perfetti, di non poter sbagliare mai. Quando i risultati non corrispondono alle aspettative, l’ansia cresce a spirale, innescando un circolo vizioso di prestazioni sempre più scadenti e malessere crescente.
Come riconoscere i segnali d’allarme
I genitori e gli insegnanti possono notare alcuni indicatori che suggeriscono la presenza di ansia scolastica. Il calo improvviso del rendimento, in un ragazzo che prima andava bene, merita attenzione. Allo stesso modo, l’evitamento sistematico della scuola con ricorrenti malattie o malesseri richiede una valutazione approfondita.
Il sonno è spesso il primo a risentirne: la sera prima di andare a scuola faticano ad addormentarsi, si svegliano di notte pensando alla verifica del giorno dopo. Anche il rapporto con il cibo cambia: c’è chi perde completamente l’appetito e chi invece mangia in continuazione per scaricare la tensione.
Sul piano emotivo sono più irritabili, piangono facilmente, si sentono sempre inadeguati. Frasi come “non ce la faccio”, “sono stupido”, “gli altri sono tutti più bravi di me” diventano un ritornello quotidiano. Spesso finiscono per isolarsi: a scuola stanno per conto loro, fuori rifiutano gli inviti degli amici e mollano anche le attività che prima gli piacevano.
Il percorso di sostegno psicologico
Un intervento tempestivo di sostegno psicologico per ansia scolastica può modificare radicalmente la situazione. Il primo passo consiste nella valutazione accurata del problema, per comprendere quali fattori specifici generano l’ansia e come questa si manifesta nella vita del ragazzo.
Durante i colloqui, lo psicologo lavora per creare uno spazio sicuro dove l’adolescente possa esprimere le proprie paure senza sentirsi giudicato. Spesso i ragazzi portano con sé un carico di vergogna per il proprio malessere, convincendosi di essere gli unici a provare certe emozioni. Normalizzare queste esperienze è già un passo terapeutico importante.
Il lavoro cognitivo serve a smontare quei pensieri che alimentano l’ansia. Tanti ragazzi ragionano per catastrofi: “Se sbaglio l’interrogazione tutti penseranno che sono un fallimento”, oppure “Se non prendo il massimo vuol dire che non valgo niente”. In terapia si impara a mettere in discussione questi ragionamenti rigidi e a guardare le cose scolastiche in modo più realistico.
Poi ci sono le tecniche pratiche per gestire l’ansia sul momento. Respirazione diaframmatica, rilassamento muscolare progressivo, mindfulness: sono tutti strumenti che il ragazzo può usare da solo quando sente che la tensione sta salendo. L’idea è dargli delle competenze concrete, qualcosa che gli faccia sentire di avere il controllo su quello che prova.
Il coinvolgimento della famiglia e della scuola
Il sostegno psicologico per ansia scolastica funziona meglio quando viene integrato con interventi sul sistema familiare e scolastico. I genitori vengono guidati a riconoscere i segnali di malessere del figlio e a rispondere in modo efficace, evitando sia l’iperprotezione che la minimizzazione del problema.
La collaborazione con gli insegnanti può rivelarsi preziosa. Alcuni accorgimenti nell’ambiente scolastico, come permettere al ragazzo di sedersi in una posizione che lo fa sentire più sicuro, oppure concordare modalità di interrogazione meno ansiogene, possono fare la differenza.
La comunicazione tra famiglia, scuola e professionista crea una rete di sostegno attorno all’adolescente, che si sente compreso e supportato anziché isolato nel suo disagio. Questo lavoro di rete richiede tempo e coordinamento, ma i risultati sono generalmente molto positivi.
Costruire nuove risorse personali
La terapia lavora su più fronti, prima di tutto sull’autostima: il ragazzo impara a riconoscere i suoi punti di forza e a costruirsi un’immagine di sé più equilibrata, che non dipenda solo dai voti.
Quando l’ansia ha una forte componente sociale, si lavora anche sulle relazioni: gestire i conflitti, dire quello che si pensa, mettere dei paletti con i compagni. Sentirsi più sicuri nelle relazioni aiuta a stare meglio a scuola. Spesso i ragazzi scoprono che le loro paure erano basate su idee sbagliate su come gli altri li vedevano.
La capacità di affrontare le situazioni temute viene costruita gradualmente, attraverso esposizioni progressive che rispettano i tempi del ragazzo. Tutto ciò permette di capire che l’ansia, anche se spiacevole, è gestibile e tende a diminuire quando ci si confronta con le situazioni evitate. L’esperienza diretta di successo, anche piccolo, diventa il motore del cambiamento.
Un investimento per il futuro
Il lavoro terapeutico sull’ansia scolastica lascia strumenti che restano per tutta la vita. Saper gestire l’ansia da prestazione, affrontare le situazioni sociali con più sicurezza, essere meno duri con se stessi: sono competenze che torneranno utili all’università, al lavoro, nelle relazioni.
Tanti adulti che da ragazzi hanno sofferto di ansia scolastica senza curarla portano ancora le conseguenze: evitano situazioni professionali importanti, faticano nelle relazioni, si criticano in continuazione. Intervenire presto cambia davvero le carte in tavola: l’adolescente può sviluppare le sue potenzialità invece di restare bloccato dalla paura.
Inizia il tuo percorso
Se riconosci in tuo figlio i segnali di ansia scolastica, o se sei un adolescente che sta vivendo questo disagio, sappi che il cambiamento è possibile. Nel mio studio a Pescara offro percorsi di sostegno psicologico per ansia scolastica personalizzati, costruiti sulle esigenze specifiche di ogni ragazzo e della sua famiglia. In questi anni di lavoro con gli adolescenti ho capito una cosa: dietro ogni sintomo c’è una storia che va ascoltata.
Hai bisogno di aiuto? Contattami subito





